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Dio e l'uomo, eccezionalmente d'accordo,hanno riversato su questa regione amore e fatica e ne hanno ottenuto in cambio stagioni felici di cultura,d'arte.
Qui, il vivere e' stato inserirsi nella natura,sentirla parte dell'uomo e, con mano leggera,senza violenza,s'e' goduto dei suoi frutti.
E la cucina toscana nasce da questa simbiosi.

Piu' di ogni altra e cultura popolare,contadina.Semplice e raffinata insieme.Dalla campagna arriva, con il sapore amarognolo dell'olio,la minestra ribollita.
Nata dalla miseria e dagli orari spietati che la terra impone.
Minestra di verdure con pane raffermo,avanzo dei giorni precedenti,e ribollita.
E poi arrivano i fagioli bianchi,cotti nel fiasco nell'angolo del grande camino di sasso scolpito,tra le braci dell'olivo,
e poi quel prosciutto, di sapore leggermente forte ma che s'avvale del pascolo del maiale nell'erba odorosa delle colline;
ed i crostini fatti con il fegato della cacciagione, bagnati nel brodo, e poi la bistecca chianina, la trippa, il pecorino con quel sapore agro,
quasi erboso, la finocchiona ed il salame profumati, ed il Chianti allegro, gradito al palato con il suo color rubino, e in ultimo i fritti che celebrano l'olio,venerandolo come DIO.

 

 

I piatti non sono mai sporchi di grasso, le porzioni mai abbondanti.
Il toscano e' piu' un buongustaio che un mangione, non ama appesantirsi il cervello, ma piu' di ogni altro, in Italia, unisce al gusto del mangiare, quello dello stare a tavola.
E basta la genuinita' dei pochi tradizionali piatti, per farvi ritrovare il suo spirito pronto ed acre, la straordinaria eredita' culturale che possiede.
Tutta la toscana e' legata alla natura ma Firenze e' forse l'unica cittá al mondo ad avere la campagna, quasi al centro.
E se poi dopo una buona mangiata, su a Pian de' Giullari, davanti alla casa di Galileo, scendi giu' a Piazzale Michelangelo e guardi la cupola del Brunelleschi,
che come vella leggera s'abbandona nel vento, varresti che il tempo si fermasse e che tutto il tuo vivere, fosse in quell'attimo.